Terra di fede

Sono milioni i pellegrini che ogni anno giungono ai santuari mariani della Campania. Montevergine e Materdomini, in Irpinia sono ormai mete consolidate, di viaggi organizzati o individuali e familiari. Il pellegrinaggio è un gesto religioso, che ha in sé anche un contenuto psicologico e morale: da sempre momento significativo nella vita dei credenti, evoca il cammino personale sulle orme dei Santi e della Madonna.

Il Santuario di Materdomini a Caposele

La collina di Materdomini si eleva a circa 600 mslm, ai suoi piedi la fertile Valle del Fiume Sele. “Materdomini”, composto latino di un titolo attribuito alla Vergine nel Concilio di Efeso nell’anno 431, significa “Madre di Dio”, deve il suo nome a una antica statua della Madonna trovata nel bosco da alcuni pastori.

Nel 1746 Sant’Alfonso Maria de Liguori, fondatore dei padri Redentoristi, vi erige un convento alla cui costruzione contribuì notevolmente quello che sarebbe stato senza dubbio il personaggio più importante che rese celebre Materdomini fin dalla sua origine: Gerardo Maiella. Questi giunse nel 1754. L’anno successivo dopo la sua morte, la fama di santità di Gerardo si diffuse velocemente e con la beatificazione decretata dal Papa Leone XIII nel 1893, l’ingrandimento del tempio divenne urgenza principale. La nuova Chiesa fu inaugurata il 31 agosto del 1929.

Già negli anni ’50, aumentando il flusso dei pellegrini, la Basilica era divenuta insufficiente e per questo si costruì, inaugurandola nel 1974, una basilica più grande, bell’esempio di architettura contemporanea. All’interno del Santuario è stato allestito il Museo gerardino dove sono custodite testimonianze della vita di San Gerardo.

Il Santuario di Montevergine a Mercogliano

Il Santuario di Montevergine è stato fondato da San Guglielmo da Vercelli (1085- 1142) agli inzi del XII secolo. E’ affidato ad una comunità di monaci benedettini, fondati dallo stesso San Gugliemo e che vestono di bianco in onore della Madonna. Nella Basilica nuova, aperta al culto nel 1961, in un grandioso trono di preziosi marmi, è visibile l’immagine della Madonna di Montevergine, che misura 4,60 x 2,38 metri ed è dipinta su tavola di peso di circa 10 q.li. E’ certamente la più grande fra le antiche icone della Madonna esistenti.

Il Santuario è raggiungibile anche con la panoramica funicolare che impiega da Mercogliano soli 7 minuti; inoltre si possono percorrere le antiche mulattiere e sentieri che scalano la montagna. Longitudinalmente alla Basilica nuova, si trova l’antica Basilica barocca (inizi del XVI secolo), un capolavoro di architettura, ricca di preziosi stucchi dorati del 700.

Imperdibile è la visita al Museo Diocesano Abbaziale dove si possono ammirare pezzi unici della storia dell’arte, come l’antico trono abbaziale ed il Cristo ligneo schiodato del XIII secolo. L’opera che però vale la salita al Santuario di Montevergine, per soli motivi artistici, è certamente la Madonna detta di San Gugliemo del XII secolo, tempera su tavola (230 x 98 cm), la quale è la prima immagine della Madonna venerata a Montevergine giunta fino ai giorni nostri. Iconograficamente è del tipo frontale, raffigurata nelle vesti di imperatrice, mentre allatta con il seno esposto.

L’Abbazia del Goleto a Sant’Angelo dei Lombardi

Situato in posizione dominante la Valle dell’Ofanto, nel territorio di Sang’Angelo dei Lombardi, il Complesso fu fondato da S. Guglielmo da Vercelli nel 1133. Costituita da un doppio monastero (maschile e femminile), da una chiesa superiore ed una inferiore con un casale circostante e un cimitero di servizio, tra il XII ed il XIII secolo l’abbazia conobbe un periodo di grande splendore. Al 1252 risale la torre

Febronia costruita nel giardino dall’omonima Badessa per scopi difensivi utilizzando materiali di spoglio provenienti da monumenti funerari di epoca romana.

Della chiesa settecentesca, dovuta all’architetto napoletano Domenico Antonio Vaccaro, si conservano l’ingresso a tre archi con portali lapidei e resti delle murature di tre altari marmorei; si può ammirare in tutta la sua bellezza il disegno del pavimento.

L’episodio architettonico, vero capolavoro di arte e architettura, che impreziosisce questo luogo di pace, silenzio e preghiera, è la Cappella di San Luca. Nel 1225 l’arrivo al monastero della reliquia del braccio di San Luca fu occasione per la costruzione della cappella omonima, fatta realizzare dalla Badessa Marina; il complesso è ricco di opere scultoree e merita di essere segnalato il sarcofago policromo che custodì il corpo di San Guglielmo.

Il complesso di San Francesco a Folloni in Montella

Le fonti e le tradizioni più antiche raccontano che Francesco d’Assisi (diretto alla grotta di San Michele sul Gargano) riparò qui provvidenzialmente nell’inverno del 1221, sotto un leccio. Nonostante il tempo da lupi – è il caso di dire perché di terra irpina si sta parlando – la neve che cadde quella notte non lambì le fronde sempreverdi dell’albero né inzuppò le tonache di quei pochi frati che vi avevano trovato rifugio per la notte. Il leccio, nascosto nelle fondamenta del convento, è diventato radice dell’albero secolare che è il Complesso Monumentale di san Francesco a Folloni.

In seguito al terremoto del 1980 che sconvolse l’Irpinia, pesanti interventi di restauro interessarono il convento che ospitò, come un forziere, le opere d’arte recuperate dalle chiese disastrate del territorio. Vi fu annesso anche un laboratorio di restauro e un museo.

Attualmente gran parte di esse sono tornate nei luoghi di provenienza ma si possono ancora ammirare le pregevoli tavole di Marco Pino da Siena, di Teodoro d’Errik, di Leonardo da Pistoia provenienti da Bagnoli Irpino e alcune opere del Convento, nel museo adiacente al magnifico chiostro rinascimentale quadriportico su due livelli. La Chiesa, maestosa e luminosissima, in stile asburgico napoletano, è uno scrigno dell’arte barocca campana, e nella sua sagrestia conserva il monumento funerario di Diego Cavaniglia, la cosiddetta Tomba degli Innamorati, che ha ispirato nei secoli i più importanti cantori d’amore.

La collegiata di Santa Maria Assunta a Bagnoli Irpino

La Chiesa Madre di Bagnoli, dedicata all’Assunta, fu edificata nel XII secolo sulla collina della Giudecca, luogo in cui si sviluppò il primo nucleo abitato. Il portone di ingresso originario è quello che può essere ammirato tuttora.

All’interno sono conservati numerosi affreschi e sculture di artisti locali come la Decollazione di S. Giovanni Battista e l’Addolorata di Andrea D’Asti, una tela che raffigura l’Immacolata Concezione considerata la protettrice della comunità bagnolese, opera di Gustavo Trillo. Da ammirare anche il Cristo morto di Domenico De Venuta. Un vero e proprio capolavoro d’intaglio è, il coro ligneo, motivo prezioso per decidere di recarsi a Bagnoli Irpino. Venne eseguito tra il 1652 ed il 1657 dagli artisti bagnolesi Scipione Infante, Gian Domenico e Giovanni Angiolo Della Vecchia e Giacomo Bonavita.

Il Santuario di Santa Filomena a Mugnano del Cardinale
L’imponente Santuario di Santa Filomena, anche noto come SS. Maria delle Grazie, è meta di continui pellegrinaggi e venne costruito nel 1641 per custodire le reliquie della Santa.